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Insulino resistenza e carboidrati

Come nutrizionista che si occupa di pazienti affetti da insulino resistenza e sindrome metabolica, osservo quotidianamente la crescente tendenza dei miei pazienti a demonizzare i carboidrati. Questa demonizzazione si basa spesso su informazioni contrastanti e interpretazioni distorte delle complesse dinamiche metaboliche. È importante affrontare questo tema con una prospettiva equilibrata e scientifica per guidare i pazienti verso scelte alimentari consapevoli e sostenibili.

La demonizzazione dei carboidrati è diventata una sorta di fenomeno culturale, spesso alimentato da diete popolari e trend nutrizionali che dipingono i carboidrati come il nemico numero uno per la salute. Tuttavia, è fondamentale comprendere che i carboidrati sono una fonte essenziale di energia per il nostro corpo e svolgono un ruolo chiave nelle funzioni metaboliche. Il problema risiede spesso nella qualità e nella quantità dei carboidrati consumati, piuttosto che nella loro stessa esistenza.

Nel contesto della insulino resistenza e della sindrome metabolica, la moderazione e la selezione attenta dei carboidrati diventano particolarmente cruciali. I carboidrati complessi, come quelli presenti nei cereali integrali, nelle verdure e nelle leguminose, offrono una fonte di energia più sostenibile, aiutando a mantenere livelli di zucchero nel sangue più stabili. D’altra parte, l’eccesso di carboidrati raffinati e zuccherati può contribuire a picchi glicemici e peggiorare la resistenza all’insulina.

Educare i pazienti sul concetto di “carboidrati buoni” e “carboidrati cattivi” può essere un passo importante per sfatare il mito della demonizzazione. La pianificazione di pasti bilanciati che includano una varietà di nutrienti è essenziale per mantenere la stabilità metabolica. Inoltre, incoraggiare la consapevolezza degli effetti individuali sulla glicemia può aiutare i pazienti a prendere decisioni informate sulle proprie scelte alimentari.

La particolare attenzione che si presta quando ci si ritrova a parlare di carboidrati, ci riconduce inevitabilmente a trovarci faccia a faccia con un tema sempre molto discusso: l’indice glicemico.
In un’ottica di prevenzione soprattutto in termini di obesità e di tutte le patologie ad essa correlate, è importante definire e valutare questo parametro senza dimenticare che l’indice glicemico va a braccetto con un altro indicatore, ovvero il carico glicemico.
Ma cosa sono indice glicemico e carico glicemico?
Per Indice Glicemico indichiamo la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di un quantitativo di alimento contenente 50 grammi di carboidrati. Questo dato, da solo, non fornisce un’indicazione completa di come la glicemia si muoverà dopo il pasto ecco perché è più opportuno considerare il Carico Glicemico, che è il valore dell’indice glicemico moltiplicato per la quantità di carboidrati ingeriti. Quest’ultimo esprime un dato sia in termini qualitativi che quantitativi.  
La preoccupazione per i tanto temuti carboidrati, induce spesso le persone a focalizzarsi sull’indice glicemico definendolo sufficiente per demonizzare alcuni tipi di cibi, bandirli dalle proprie tavole e diffonderne il falso mito nella comunità. Ma non è sufficiente.

Innanzitutto considerare il carico glicemico dell’intero pasto, dato che non mangiamo un cibo alla volta ma un insieme di alimenti che nello stomaco si mescolano e vengono digeriti ed assorbiti insieme.
La presenza di fibra, specialmente quella solubile, abbondante in verdura, frutta e legumi, all’interno del nostro pasto è in grado di formare un massa gelatinosa e ridurre l’assorbimento degli zuccheri, modulando di fatto il rilascio di glucosio nel torrente ematico.

Sicuramente il primo passo è quello della personalizzazione alimentare, ma è importante vivere il proprio rapporto con il cibo in maniera sana ed equilibrata. La via della consapevolezza alimentare è quella che dobbiamo perseguire, a volte sarà più facile e altre volte più difficile, ma sapersi destreggiare nelle montagne russe della vita ci farà raggiungere nuove considerazioni, risultati senza dimenticare la nostra parola d’ordine: il benessere. 

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